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Mr Happy

Oggi leggerò il terzo volume della serie “Mr Men” di Roger Hargraves: Mr Happy!!

Grazie e buon ascolto!

On the other side of the world, where the sun shines hotter than here, and where the trees are a hundred feet tall, there is a country called Happyland. As you might very well expect everybody who lives in Happyland is as happy as the day is long. Wherever you go you see smiling faces all round. It’s such a happy place that even the flowers seem to smile in Happyland. And, as well as all the animals in Happyland are happy as well. If you’re never seen a mouse smile, or a cat, or a dog, or even a worm – go to Happyland! This is a story about someone who lived there who happened to be called Mr Happy. Mr Happy was fat and round, and happy! He lived in a small cottage beside a lake at the foot of a mountain and close to a wood in Happyland. One day, while Mr Happy was out walking through the tall trees in those woods near his home, he came across something which was really rather extraordinary. There in the trunk of one of the very tall trees was a door. Not a very large door, but nevertheless a door. Certainly a door. A small, narrow, yellow door. Definitely a door! “I wonder who lives here?” thought Mr Happy to himself, and he turned the handle of that small, narrow, yellow door. The door wasn’t locked and it swung open quite easily. Just inside the small, narrow, yellow door was a small, narrow, winding staircase, leading downwards. Mr Happy squeezed his rather large body through the rather thin doorway and began to walk down the stairs. The stairs went round and round and down and down and round and down and down and round. Eventually, after a long time, Mr Happy reached the bottom of the staircase. He looked around and saw, there in front of him, another small, narrow door. But this one was red. Mr Mappy knocked at the door. “Who’s there?” said a voice. A sad, squeaky sort of voice. “Who’s there?” Mr Happy pushed open the red door slowly, and there, sitting on a stool, was somebody who looked exactly like Mr Happy, except that he didn’t look happy at all. In fact he looked downright miserable. “Hello,” said Mr Happy. “I’m Mr Happy.” “Oh, you are indeed,” sniffed the person who looked like Mr Happy but wasn’t. “Well, my name is Mr Miserable, and I’m the most miserable person in the world.” “Why are you so miserable?” asked Mr Happy. “Because I am,” replied Mr Miserable. “How would you like to be happy like me?” asked Mr Happy. “I’d give anything to be happy,” said Mr Miserable. “But I’m so miserable I don’t think I could ever be happy,” he added miserably. Mr Happy made up his mind quickly. “Follow me,” he said. “Where to?” asked Mr Miserable. “Don’t argue,” said Mr Happy, and he went through the small, narrow, red door. Mr Miserable hesitated, and then followers. Up and up the winding staircase they went. Up and up and round and round and up and round and round and up until they came out into the wood. “Follow me,” said Mr Happy again, and they both set off through the wood back to Mr Happy’s cottage. Mr Miserable stayed in Mr Happy’s cottage for quite some time. And during that time the most remarkable thing happened. Because he was living in Happyland Mr Miserable ever so slowly stopped being miserable and started to be happy. His mouth stopped turning down at the corners. And ever so slowly it started turning up at the corners. And eventually Mr Miserable did something that he’d never done in the whole of his life. He smiled! And he chuckled, which turned into a giggle, which became a laugh. A big booming hearty huge giant large enormous laugh. And Mr Happy was so surprised that he started to laugh as well. And both of them laughed and laughed. They laughed until their sides hurt and their eyes watered. Mr Miserable and Mr Happy laughed and laughed and laughed and laughed. They went outside and still they laughed. And because they were laughing so much everybody who saw them started laughing as well. Even the birds in the trees started to laugh at the thought of somebody called Mr Miserable who just couldn’t stop laughing. And that’s really the end of the story except to say that if you ever feel as miserable as Mr Miserable used to you know exactly what to do, don’t you? Just turn your mouth up at the corners. Go on!

Dall’altra parte del mondo, dove il sole è più caldo che qui, e dove gli alberi sono alti trenta piedi, c’è un paese chiamato Felicelandia. Come puoi ben aspettarti, tutti coloro che vivono a Felicelandia sono felici quanto la giornata è lunga. Ovunque tu vada vedi facce sorridenti tutt’intorno. È un posto così felice che persino i fiori sembrano sorridere. E anche tutti gli animali di Felicelandia sono felici. Se non hai mai visto un topo sorridere, un gatto, un cane o anche un verme, vai a Felicelandia! Questa è la storia di qualcuno che viveva lì che si chiamava il signor Felice. Il signor Felice era grasso e tondo, e felice! Viveva in un piccolo cottage in riva a un lago, ai piedi di una montagna e vicino a un bosco a Felicelandia. Un giorno, mentre il signor Felice passeggiava tra gli alberi alti in quei boschi vicino a casa sua, si imbatté in qualcosa di veramente straordinario. Là, nel tronco di uno degli alberi molto alti c’era una porta. Non una porta molto grande, ma comunque una porta. Sicuramente una porta. Una porta piccola, stretta, gialla. Sicuramente una porta! “Chi vive qui?” pensò il signor Felice tra sé, e girò la maniglia di quella piccola, stretta, gialla porta. La porta non era chiusa a chiave e si aprì abbastanza facilmente. Proprio all’interno della piccola, stretta porta gialla c’era una piccola, stretta scala a chiocciola, che conduceva in basso. Il signor Felice infilò il suo corpo piuttosto grosso attraverso la porta piuttosto piccola e iniziò a scendere le scale. Le scale giravano in tondo e in basso e in basso e in tondo e in basso e in basso e in tondo. Alla fine, dopo molto tempo, il signor Felice raggiunse il fondo delle scale. Si guardò intorno e vide, davanti a lui, un’altra piccola porta stretta. Ma questa era rossa. Il signor Felice bussò alla porta.”Chi va là?”. Il signor Felice aprì lentamente la porta rossa e lì, seduto su uno sgabello, c’era qualcuno che assomigliava esattamente al signor Felice, tranne per il fatto che non sembrava affatto felice. In effetti sembrava decisamente infelice. «Salve», disse il signor Felice. “Sono il signor Felice.” “Oh, lo sei davvero”, disse la persona che sembrava il signor Felice ma non lo era. “Beh, io sono il signor Infelice e sono la persona più infelice del mondo.” “Perché sei così infelice?” chiese il signor Felice. “Perché lo sono”, rispose il signor Infelice. “Come vorresti essere felice come me?” chiese il signor Felice. “Darei qualsiasi cosa per essere felice”, ha detto il signor Infelice. “Ma sono così infelice che non credo che potrei mai essere felice”, ha aggiunto tristemente. Il signor Felice prese una decisione in fretta. “Seguimi”, disse. “Dove?” chiese il signor Infelice. «Non discutere» disse il signor Felice, e varcò la piccola, stretta porta rossa. Il signor Infelice esitò, ma poi lo seguì. Andarono su e su per la scala a chiocciola. In su e in su e in tondo e in tondo e in su e in tondo e in tondo e in su finché non uscirono nel bosco. «Seguimi», disse di nuovo il signor Felice, ed entrambi si avviarono attraverso il bosco fino al cottage del signor Felice. Il signor Infelice soggiornò a lungo nel cottage del signor Felice. E durante quel periodo accadde la cosa più straordinaria. Poiché viveva a Felicelandia, il signor Infelice ha smesso molto lentamente di essere infelice e ha iniziato a essere felice. La sua bocca smise di piegarsi agli angoli. E così lentamente ha iniziato a girare agli angoli. E alla fine il signor Infelice ha fatto qualcosa che non aveva mai fatto in tutta la sua vita. Sorrise! E poi ridacchiò, quella ridacchiata si trasformò in una risatina e quella risatina divenne una risata. Una grande, enorme, calorosa, enorme, gigantesca risata. E il signor Felice fu così sorpreso che iniziò a ridere anche lui. Ed entrambi risero e risero. Risero fino a far male i fianchi e gli occhi che lacrimavano. Il signor Infelice e il signor Felice risero e risero e risero e risero. Uscirono e continuarono a ridere. E poiché ridevano così tanto tutti quelli che li videro iniziarono a ridere anche loro. Anche gli uccelli sugli alberi iniziarono a ridere al pensiero di qualcuno chiamato “signor Infelice” che proprio non riusciva a smettere di ridere. 

E questa è davvero la fine della storia, tranne per dire che se mai ti senti infelice come era solito il signor Infelice, sai esattamente cosa fare, vero? Basta alzare la bocca agli angoli. Fallo, su!

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